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Chomsky: lo scudo spaziale è un'arma di attacco

Omicidio, non catastrofe

30.8.2009 - Peacereporter.net

Le reazioni degli eritrei in Libia alla notizia della tragedia che ha colpito i loro 75 connazionali morti nel tentativo di raggiungere l'Europa.

tratto da Fortresse Europe

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''Caro, hai saputo della tragedia? 75 eritrei sono morti... ANSA, che Dio li benedica! Buona notte''. Con questo sms, il 20 agosto alle 23:04 un amico eritreo a Tripoli mi informava dell'ultima strage nel Mediterraneo. Lui su quella barca aveva un'amica. Una ragazza di nome Adada, il cui nome compare nella lista dei morti. Era una cara amica. Per questo si era interessato dall'inizio della sorte di quel gommone.

E si è fatto un'idea precisa: ''Non è stato un incidente in mare, è stato un omicidio''. Lo scrive in una mail spedita a mente fredda, due giorni dopo, dopo aver controllato le notizie sui siti in lingua inglese. ''Nell'era della tecnologia una barca così grande non può sfuggire agli occhi d'aquila che pattugliano ogni angolo di questo mondo''. I primi giorni dopo la partenza, avvenuta all'alba del 28 luglio, tra gli eritrei a Tripoli si diffuse la notizia che il gommone era arrivato a Malta. I dallala, come sono chiamati in lingua tigrigno gli intermediari, ovvero gli organizzatori dei viaggi, avevano detto di aver ricevuto una telefonata col satellitare la sera del 29 luglio, in cui i passeggeri dicevano di vedere le luci di Malta. Ma che qualcosa era andato storto lo capirono subito. Selamawi - lo chiameremo con questo pseudonimo - aspettò invano una telefonata dai centri di detenzione di Malta. Passava ore negli internet point della capitale libica per cercare notizie sugli sbarchi e sui respingimenti.

Articolo completo: Peacereporter.net


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